Piranesi all'epoca era un frequentatore della nostra città da un decennio, avendo, per esempio, lavorato con Charles-Louis Clérissau a Villa Adriana fin dall'anno 1750. La grande novità di Piranesi sta nell'essere voluto penetrare il segreto della costruzione dei monumenti che disegnava: egli fu archeologo in un'epoca in cui il termine non era neppure di uso corrente. Effettivamente i monumenti romani e tiburtini da nessuno sono stati sistematicamente e analiticamente riprodotti come dall'artista veneto. Ricordiamo doverosamente che con l'eccezionale volume del 1996 (di autori vari, curato da Vincenzo Conti della Galleria 90 di Tivoli), che raccoglie la riproduzione fotografica in grande formato di tutte le stampe riguardanti le vedute di Tivoli e del territorio limitrofo, si realizzò quella che era stata certamente un'intenzione dell'artista: raccogliere in un unico volume tutte le incisioni raffiguranti la nostra città. "Cascate dell'Aniene a Tivoli" di Charles-Louis Cl?risseau "Cascate dell'Aniene a Tivoli" di Charles-Louis Cl?risseau
La ricca produzione tiburtina attesta l'interesse profondo che l'artista ebbe per la città e i suoi dintorni, interesse giustificato se si considera che nel XVIII secolo i monumenti tiburtini svolgevano un ruolo importante nell'ambito della cultura architettonica; che la città si era imposta come uno dei teatri di disegno più popolari e affascinanti d'Italia, come luogo in grado di attirare artisti da tutta Europa. L'antica Tibur era una terra che appariva "un'immensa opera d'arte e una splendida opera della natura".
Per meglio comprendere i motivi per cui Tivoli fu tanto amata da Piranesi, bisogna forse risalire agli anni della sua formazione. Se infatti elenchiamo gli elementi costitutivi dei suoi studi giovanili - architettura, ingegneria, prospettica dell'incisione, scenografia, storia romana - ci accorgiamo che essi trovano ampio spazio di applicazione a Tivoli, città che offre a un artista in cerca d'ispirazione uno degli scenari più grandiosi e articolati che la natura e l'uomo abbiano creato: acque che, dopo aver scavato gole e fosse nella roccia, si gettano con fragore nel precipizio aperto verso la pianura romana; miracoli d'ingegneria realizzati per calmare quelle acque e addolcire quel paesaggio selvaggio; opere geniali di architettura, edifici e templi che, senza togliere nulla alla grandiosità della natura, svettavano sul ciglio dei dirupi.
Come poteva Piranesi non appassionarsi a una tale città, che gli forniva un tipo d'ispirazione per molti aspetti nuovo rispetto a quello che trovava a Roma?
Piranesi dedicò diciotto incisioni ai monumenti dislocati a Tivoli e alle immediate vicinanze: una a villa d'Este, una alla grande cascata e un'altra alle cascatelle; tre vedute al tempio della Sibilla sulla rupe dell'Acropoli; tre alla supposta villa di Mecenate (in realtà santuario di Ercole Vincitore); due tavole al c.d. Tempio della Tosse; due a un antico sepolcro presso l'Aniene; una a ponte Lucano; infine, quattro al mausoleo della famiglia Plauzia. È molto probabile che esse fossero destinate nelle intenzioni di Piranesi a essere raccolte in un volume, sul modello di quelli dedicati ad Albano e Cori nel 1764.