La storia del castello di San Vittorino e del suo territorio

Avvicinandoci al paese, troviamo sulla sinistra l'imbocco che porta al Santuario di N.S.di Fatima mentre sulla destra appare la vista del minuscolo borgo tutto arroccato intorno all'altrettanto minuscolo castello. Il tempo sembra essersi fermato: tutto é silenzio e pace. Al posto dell'antico ponte levatoio, ormai obsoleto, c'è un piccolo ponte moderno che permette di varcare il solo ed unico varco che immette nel borgo. Si tratta di una porta ad arco sulla cui sommità fa bella mostra di sé lo stemma di casa Barberini. Subito dopo ci si imbatte in due torri a pianta quadrata poste quasi a proteggere l'ingresso del borgo. D'altra parte, essendo nel XII sec. si sa che ad esse in caso di attacco era riservata gran parte della responsabilità della difesa che qui si serrava massiccia se c'erano cedimenti tra le fila degli assediati. Non si può non notare sulla destra il predetto minuscolo castello.

Castello di San Vittorino Romano
Ingrandisce foto Castello di San Vittorino Romano

Esso risale al X sec.; vi si accenna come FUNDUS BALBINIANUS IN QUO EST ECCLESIA SANCTI VICTORINI. Tale fondo passò di proprietà nel 979 per volontà di Benedetto VIII al Vescovo di Tivoli. Al 996 invece é datato un ulteriore documento in cui si accenna ad un casale locale, anch'esso detto di San Vittorino, probabilmente edificato sui ruderi di una villa romana ed appartenente al Monastero di San Paolo Fuori le Mura.

Tale documento, redatto per volontà di Ottone III, imperatore e re di Germania (si distinse dai primi Ottoni per la sua politica tesa a fare di Roma il centro dell'Impero: Renovatio Imperii Romanorum) attesta la concessione del casale in questione e del suo fondo al Monastero di Sant'Alessio e di San Bonifacio sull'Aventino.
Tale casale a poco a poco, grazie anche alle progressive trasformazioni, acquisì la nomea di castello seppure molto, molto modesto come si evince tuttora da ciò che rimane. E' infatti etichettato come castello nel documento del 1014 in cui Enrico II, detto il Santo, imperatore e re di Germania (ultimo rappresentante della dinastia sassone) lo restituì insieme al territorio omonimo al predetto Monastero di San Paolo a cui, come detto, Ottone III lo aveva sottratto. E' confermato quindi che nel sec. XI fece parte dei beni del Monastero di San Paolo come castrum fortificato.

Ingresso al borgo medioevale
Ingrandisce foto Ingresso al borgo medioevale

Papa Gregorio VII (al secolo Ildebrando di Soana, successo per volontà popolare ad Alessandro II, e artefice, nell'ambito della lotta delle investitute, della scomunica e successivo perdono ottenuto da Enrico IV) riconfermò nel 1074 tale proprietà al Monastero di San Paolo, compreso il castello.

Ulteriore conferma di tale possesso si rintraccia in un altro documento del 1130 ad opera di Anacleto II (antipapa al secolo Pietro Pierloni); la stessa cosa nel 1218 viene ribadita in un documento da parte di Onorio III (al secolo Cencio Savelli, che riprese la lotta contro gli Albigesi).
In seguito, nel XIII e XVI sec. subì le stesse sorti dei castelli di Passerano e di Corcolle. Tuttavia nel Quattrocento, precisamente nel 1410, il capitano di ventura, Giovanni Colonna, entrò in possesso del castello e del suo territorio che fu in tal modo sottratto al più volte citato Monastero di San Paolo. A tale concessione furono aggiunti anche Corcolle e Frascati. A prendere tale decisione e a fare tale elargizione fu l'allora papa Giovanni XXIII (al secolo Baldassarre Cossa, antipapa e successore di Alessandro V, in contrapposizione sia con il papa legittimo Gregorio XII sia col papa di Avignone, Benedetto XIII).

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