Le origini

Le leggende sull'origine di Tibur (1215 a.C.) sono molte.
Secondo un antico racconto, riportato anche nelle Origini da Catone il Censore, la fondazione della città avrebbe avuto origine da una colonia greca guidata da Catillo di Arcadia. Catillo, figlio del glorioso Anfiarao (uno dei Sette contro Tebe), fuggito dall'Ellade trent'anni prima della distruzione di Troia, sarebbe approdato in Italia.
Qui, secondo un ampliamento posteriore del racconto fatto da Solino (tra il III e il IV sec), Catillo avrebbe avuto tre figli: Tiburto, Corace e Catillo, i quali avrebbero scacciato i Siculi, che costituivano il primo nucleo abitato nella zona dell'altopiano dell'Aniene, ed avrebbero dato alla città restaurata il nome di Tibur, dal nome del più grande dei tre fratelli.
Nella successione dei secoli i latini, per significare lo stato in luogo, usarono la parola Tiburi, anziché "Tibur" e a poco a poco la denominazione si trasformò in Tibori, Tiboli e infine "Tivoli". Si spiega così il nome dei suoi abitanti: tiburtini (e non tivolesi).


Ingrandisce foto Tivoli vista dal centro storico

I tre figli sono citati anche nell'Eneide da Virgilio, il quale esaltò le imprese di Tiburto, Corace e Catillo minore impegnati nella guerra contro Enea e contro gli invasori troiani. Secondo altre leggende invece, si farebbe risalire ai Siculi, dai quali prese il nome di Siculeto, sia la creazione del nucleo originario sia la stessa fondazione della città, occupata in seguito dagli aborigini che le dettero il nome di Polistephanon che significa "Corona della Città".

Un'ultima leggenda ispirata alla tradizione tirrenica è quella di Anio, re degli Etruschi, che lasciò il nome al fiume, prima chiamato Peretusio, in cui era annegato inseguendo la figlia fuggitiva per amore, Salia, che divenne madre di Latino e di Salio, capostipiti di illustri prosapie. Altra opinione, condivisa da diversi studiosi, fa risalire la parola Tivoli (Tibur e, forse, originariamente, Teibur) alla parola sabina Teba, che secondo Varrone indicherebbe colle. Il nome deriverebbe, pertanto, dalla posizione in cui là città veniva a trovarsi; città posta in alto, sopra un colle (235 m). D'altra parte, il nome colle è rimasto a quella parte della città che è posta al di sopra dei dirupi dell'Aniene.


Ingrandisce foto Vista della grande cascata

Ma sulla parola Tibur c'è una ultima ipotesi: tenendo presente l'elemento più caratteristico del territorio, cioè la grande cascata, Tibur significherebbe città presso il salto dell'acqua e non città sul colle, legato al termine Tiberis, cioè al Tevere, che è appunto un corso d'acqua. La prima tradizione, quella cioè della costruzione ad opera di una colonia greca, forse la più suggestiva, è quella che ha riscosso maggiore credibilità da parte degli studiosi locali.

Per questo, lo storico Del Re poté ipotizzare la fondazione della città nel mese di Aprile, mese in cui venivano svolte, presso le popolazioni greche, le principali celebrazioni dei riti della primavera. Oggi gli storici sono arrivati alla conclusione che sicuramente Tivoli fu una antica colonia sicula che cominciò a svilupparsi come agglomerato urbano soltanto durante l'età del ferro con il contributo di popolazioni latine, sabine e gruppi provenienti dagli Appennini. L'anno di fondazione della città si fa risalire al 1215 a.C., 462 anni prima di Roma, il giorno della fondazione viene celebrato il 5 aprile, riprendendo quanto ipotizzato dal Del Re. Nel 1985 è stata celebrata l'alba del XXXIII secolo di vita della città.

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